All’interno del Green Data Center di Ferrera Erbognone, Eni ha presentato quello che è uno dei supercomputer più potenti al mondo. Si chiama HPC4 e dispone di una capacità di calcolo massima di 22,4 Petaflop, ossia 22,4 miliardi di operazioni matematiche al secondo. Un altro fiore all’occhiello del processo di digitalizzazione del colosso italiano.
Il Green Data Center di Eni si trova a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia nella Lomellina meridionale, ed è uno dei più grandi e moderni data center d’Europa. Concepito nel 2009 e realizzato nel 2013, il Green Data Center rappresenta la casa digitale di Eni, il luogo dove il colosso italiano sta portando avanti il suo processo di digitalizzazione ormai giunto a livelli sempre più elaborati e sofisticati. L’esigenza di costruire un proprio data center per Eni è stata cruciale, una necessità data dal fatto di garantire sempre la continuità dei servizi, senza interruzioni.
Un investimento che, di fatto, ha dato vita ad uno spazio dove l’efficienza energetica è la regola basilare. Lo scorso anno è stato raggiunto un grande traguardo in ottica di risparmio energetico, ottenendo un PUE (Power Usage Effectiveness) di 1,175 rispetto ad una media mondiale di 1,8 (dato EPA, US Environmental Protection Agency). Di conseguenza la quantità di CO2 risparmiata all’atmosfera nel triennio 2014-2017 è stata di 18.000 Ton e l’elettricità risparmiata nello stesso periodo ammonta a oltre 50.000 MWh.
Il Green Data Center è il luogo in cui viene sviluppata tutta la forza di calcolo di Eni, è la casa del nuovo supercomputer HPC4 (High Performance Computer) che rende la potenza di calcolo dell’azienda italiana la più potente al mondo a livello industriale. HPC4, presentato ufficialmente durante l’evento “Imagine Energy.
Storie di dati, persone e nuovi orizzonti”, consente alla compagnia di disporre di un’infrastruttura di calcolo con una capacità di picco pari a 22,4 Petaflop, vale a dire 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. Ma la potenza e la tecnologia, anche nelle loro forme più avanzate, pur offrendo vantaggi competitivi fondamentali senza le competenze umane risultano strumenti improduttivi.
L’infrastruttura di calcolo di Eni, infatti, funziona sulla base di un unico ecosistema di algoritmi estremamente avanzato e complesso, creato e sviluppato nell’arco di oltre dieci anni e di proprietà di Eni, e basato sull’esperienza e sul know how della compagnia, che si è avvalsa anche della collaborazione di alcuni tra i più importati istituti di ricerca italiani.
Tanto per rendere l’idea, HPC4 è il più potente supercomputer in Europa, il terzo al mondo dopo Sunway TaihuLight (93 Petaflop) in Cina e Tianhe-2 (33.86 Petaflop) sempre in Cina.
Ma a cosa serve un supercomputer a Eni? HPC4 va ad aggiungersi alla famiglia degli HPC, i supercalcolatori di Eni che forniscono un supporto strategico al processo di trasformazione digitale della compagnia lungo tutta la sua catena del valore, dalle fasi di esplorazione e sviluppo dei giacimenti oil & gas, alla gestione dei “big data” generati in fase di operation da tutti gli asset produttivi (upstream, refining e chimici). Il supercomputer è quindi un grande supporto tecnologico per l’azienda.
Imagine Energy a Ferrera Erbognone (Pv)
Eni è entrata oggi nella fase cruciale del proprio percorso strategico di digitalizzazione, con 150 progetti trasversali a tutte le aree di business e oltre 150 manager coinvolti, con l’obiettivo di raggiungere importanti benefici economici e operativi nel breve e medio termine.
La società ha intrapreso la via della trasformazione digitale da diversi decenni, molto prima che nell’industria si cominciasse a parlarne, ed è riuscita nel tempo a trasformare la necessità di elaborare grandi quantità di dati in un grande vantaggio competitivo.
Due gli aspetti rilevanti, sottolineati da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, durante l’evento: il primo è che i supercomputer ci consentono di accelerare e rendere più efficiente e accurato l’intero processo upstream, riducendo i rischi nella fase esplorativa e guadagnando al contempo un notevole vantaggio tecnologico, il secondo è la possibilità di aumentare il livello di affidabilità, integrità tecnica e continuità operativa di tutti gli impianti, con benefici sia in termini di sicurezza che di impatto ambientale.

Questi potentissimi computer ci aiutano molto a minimizzare l’incertezza, a minimizzare il rischio degli investimenti e il rischio per l’integrità delle attrezzature e delle persone. Con HPC4 abbiamo fatto poco outsourcing e abbiamo basato tutto su competenze al nostro interno, è il frutto di algoritmi elaborati al nostro interno e si adatta perfettamente alle esigenze della società”.
Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni
Il processo di trasformazione digitale di Eni passa quindi dall’unione delle competenze emergenti con quelle esistenti, valorizzandole in modo da rendere l’azienda sempre più capace di affrontare nuove sfide.
[In collaborazione con Eni]
Eni ,una realtà industriale di prim’ordine vanto dell’imprenditoria italiana.