E’ una giornata nera a Wall Street per tutti i titoli tech, trainati dal calo di Facebook. Il titolo FB è in calo al momento del 7,5%, portandosi dietro Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%). Il caso Cambridge Analytica sta facendo sentire il suo peso anche sul mercato.
Il Cambridge Analytica inevitabilmente sta facendo sentire i suoi effetti anche a Wall Street. Il titolo Facebook (FB) in questo momento sta perdendo il 7,5%, un calo pesante che sta finendo per portarsi dietro anche altri titoli tech. Infatti, per il settore, a Wall Street questa è una giornata nera. A far registrare perdite ci sono anche Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%); ma anche Snapchat (-3,6%), Netflix (-2%), Adobe (-1,9%), eBay (-1,06%), Akamai (-1,95%), Altaba (-2,23%), Salesforce (-1,5%), Alibaba (-1,4%). E l’elenco potrebbe continuare.
La notizia del calo di Facebook ha cominciato a fare il giro del mondo quando era già a -4%, ma col passare dei minuti il titolo ha fatto registrare sempre più un calo pesante. Tutti gli indici Nasdaq e Dow Jones sono in calo.
Da venerdì, da quando Facebook ha provveduto prima a oscurare Cambridge Analytica, l’attenzione è puntata su come Menlo Park intende spiegare il “furto” di dati di 50 milioni di americani, usati poi per spot politici mirati e per influenzare gli elettori. Da oggi le autorità Usa e quelle di Uk stanno mettendo pressione all’azienda Facebook perchè spieghi come è potuto accadere una situazione simile.
Facebook sospende Cambridge Analytica, società britannica che si occupa di analisi e big data, che avrebbe raccolto dati da 50 milioni di utenti con un sondaggio “tranello”, dati che sarebbe poi serviti per manipolare l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Donald Trump. Ma Facebook sostiene di aver ricevuto rassicurazioni dall’azienda inglese che quei dati sarebbero stati cancellati. Ora, perchè sospendere l’azienda oggi e non nel 2015, quando l’azienda raccolse quei dati? E’ questa la domanda che al momento tutti si stanno facendo, sopratutto i parlamentari americani e inglesi, in grande pressing su Facebook.
Un altro esempio di quanto si alta la pressione su Facebook e di come in realtà da Menlo Park facciano trasparire molto nervosismo. L’ultimo esempio lo segnala The Intercept, infatti Facebook ha cancellato la sezione dedicata alle storie politiche di successo, cioè quelle che grazie all’uso del social network sono riuscite ad emergere ed ottenere risultati elettorali. Anche in questo caso è stata data una spiegazione molto evasiva.

L’attenzione di tutti i media e bloggers del settore è anche sulla figura che ha rivelato tutto il meccanismo che aveva messo in campo Cambridge Analytica, è cioè Christopher Wylie, ex dipendente dell’azienda inglese, l’uomo che materialmente ha escogitato il meccanismo, personaggio di cui si sentirà parlare ancora.
Ma adesso l’attenzione è tutta su Facebook e su come supererà questa crisi. Le pressioni di Usa e Uk puntano ad una nuova regolamentazione, ipotesi che gli analisti finanziari vedono come un ulteriore segnale di “problemi sistemici” di Facebook.
Staremo a vedere come Facebook supererà questa crisi, di certo non è la fine del social network, è senza dubbio un momento importante in cui valutare una nuova fase. Questo sì.
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