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Destinazione Lavoro, quando la formazione è fatta da professionisti

“Destinazione Lavoro” è il progetto di Gi Group che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group. Workshop, consigli, colloqui individuali, perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita.

Un’iniziativa più che preziosa quella che Gi Group – la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà a livello mondiale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro – ha realizzato sabato 22 ottobre in circa 40 filiali dislocate su tutto il territorio nazionale.
E non solo: numerose altre sedi scolastiche hanno aderito aprendo le porte dalle 9.00 alle 13.00 di sabato scorso, proprio per parlare di lavoro.
“Destinazione Lavoro”, il progetto che replica il successo dell’anno scorso con oltre 1.600 partecipanti e circa 300 professionisti di Gi Group.

destination work Destinazione Lavoro

Workshop e consigli: un dialogo libero tra gli esperti aziendali e gli studenti che si affacciano al mercato del lavoro, per lo più giovani che stanno concludendo il loro percorso universitario. Ma non solo.
Colloqui individuali anche per chi il lavoro lo ha già, ma vuole cambiarlo.
Perché cambiare lavoro significa prima di tutto cambiare vita, e di questo tutti noi dobbiamo essere pienamente coscienti.
Non solo cambiano le mansioni, non solo cambiano gli orari, ma cambia la modalità di esprimere professionalmente se stessi, quindi una realizzazione che può avvenire più facilmente se si è accompagnati nel cambiamento.

L’iniziativa di Corporate Social Responsability di Gi Group, completamente gratuita, ha permesso a quasi 2000 iscritti – tra studenti e lavoratori – di spaziare in tutto il settore del mercato del lavoro, approfondendo temi anche completamente differenti tra loro.
Si è parlato, ad esempio, di come rendere più efficace il proprio CV.
Ecco: i dati personali devono essere scritti con precisione e prima di ogni altra cosa.
La foto? Non è detto che serva.

Un CV efficace si deve poter adattare al tipo di lavoro ambito, alla candidatura.
Se si sono fatte esperienze lavorative contemporaneamente, più spesso in gioventù, non è buona pratica confondere le date di inizio e fine del rapporto lavorativo.
Meglio non essere troppo “creativi”.

Si ci pone, però, poi una domanda chiave: è ancora utile il CV cartaceo al giorno d’oggi?
In un’Era del tutto Digitale lentamente si sono imposti altri canali sia per la ricerca che per l’offerta del lavoro. In primo luogo l’utilizzo dei Social Network e in particolare di LinkedIn.
Anche se ormai LinkedIn non è più soltanto un Curriculum Vitae, ma una vera e propria piattaforma di pubblicazione di post e di discussione tra i gruppi – quindi ha finalmente acquisito un carattere molto meno statico – il recruiter ha la possibilità come e quando vuole di reperire notizie sulla formazione del candidato, sui suoi interessi, sui gruppi cui aderisce.
Così come, d’altro canto, il candidato può usare al meglio questa piattaforma per esprimere al meglio tutte le sue potenzialità.
Un campo sottovalutato, per lo più, è quello delle cause sociali d’interesse e soprattutto delle attività di Volontariato svolte.
Un dato, questo, che parla e dice molto della persona che si cerca di assumere.

E naturalmente non esiste solo LinkedIn: pensiamo a qualsiasi cosa scriviamo sui nostri account in rete. La maggior parte delle cose che pubblichiamo è leggibile anche dai recruiter e ne consegue un dato fondamentale.
Nell’Era Digitale, a contare più di ogni altra cosa non sono più le “raccomandazioni” di una volta, o il “passaparola”, ma la credibilità che costruiamo di noi nel tempo: la coerenza o meno della nostra immagine, la cura del nostro Personal Branding – ovvero come ci mostriamo agli occhi pubblici della Rete in quanto professionisti.
Un consiglio utile: parlare delle attività extralavorative che più ci appassionano, degli hobby cui dedichiamo il nostro tempo. Sono anche queste informazioni che arricchiscono la nostra immagine, ci rendono più genuini e incuriosiscono i recruiter.
Stiamo parlando, quindi, della Web Reputation che oggi è forse il dato più rilevante per il successo di un colloquio di lavoro.

Già, perché il colloquio di lavoro comunque arriva. Arriva il giorno in cui ci si incontra davanti ad un tavolo, con o senza CV cartaceo.
E allora. Come vincere l’ansia?
L’ansia è una molla efficacissima per farci parlare al meglio davanti ad un recruiter, purché sia controllata e non diventi eccessiva.
E il segreto perché questo non avvenga è, semplicemente, nel dire la verità.
Un esempio: il livello di conoscenza delle lingue straniere. Inutile barare: la domanda del recruiter sarà in lingua straniera e non capiremmo niente.
Un sano “Non lo so” o “Questo non lo so fare, ma posso impararlo” risultano molto più utili di trucchetti che finiscono per danneggiarci gravemente.

C’è, tuttavia, qualcosa di più importante, anzi di essenziale che porta il candidato facilmente ad ottenere il posto di lavoro.
Si sta parlando della Motivazione. Quel motore essenziale che scalda qualsiasi nostra facoltà intellettiva e che può conquistare qualsiasi persona ci ascolta o ci guarda.
Possiamo anche non aver fatto gli studi consoni alla posizione di lavoro richiesta, possiamo anche dovercela mettere tutta per imparare nuove mansioni e assumerci la sfida di cambiare vita, ma non possiamo assumerci la responsabilità di un lavoro se non ne siamo motivati.
Motivati a migliorarci, motivati a crescere, motivati a dare ogni giorni di più, motivati perfino a realizzare le ambizioni più alte: è la nostra Auto-Realizzazione che conta davvero.

Franz Russo
Franz Russo
Franz Russo, fondatore, nel 2008, del blog InTime, ho collaborato con grandi aziende nazionali e internazionali, come consulente per strategie di comunicazione e come divulgatore. Da sempre impegnato nella comunicazione digitale, cerco di unire sempre una profonda passione per l’innovazione tecnologica a una visione olistica dell’evoluzione dei social media e degli strumenti digitali. Il mio percorso professionale in questo campo, iniziato nel 2007, è stato caratterizzato da un costante impegno nel raccontare e interpretare i cambiamenti nel panorama digitale. Il mio approccio si basa su un mix di analisi strategica, creatività e un profondo impegno per il racconto e la divulgazione.
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